Il gioco del DHCP
Accendi un dispositivo nuovo: non ha un indirizzo, non sa chi è il router, non sa niente. Eppure in un secondo è in rete. Qui si vedono i quattro messaggi che se lo scambiano — D.O.R.A. — uno alla volta, con la tabella del server che si riempie.
La tabella del server DHCP
| Dispositivo | Indirizzo MAC | Indirizzo IP assegnato | Scade fra |
|---|
Come funziona
Cos'è
Ogni dispositivo in rete ha bisogno di un indirizzo IP, e due dispositivi non possono avere lo stesso. Una volta si scrivevano a mano, uno per uno, tenendo un registro su un foglio: bastava un errore di distrazione e due macchine litigavano per lo stesso numero.
Il DHCP fa questo lavoro da solo. È un server — quasi sempre dentro il router di casa — che tiene una lista di indirizzi liberi e li presta a chi arriva. Li presta, non li regala: ogni assegnazione ha una scadenza e si chiama lease, cioè affitto.
I quattro passi: D.O.R.A.
Il nome viene dalle iniziali dei quattro messaggi, e sono sempre questi quattro, in quest'ordine.
Le tre domande che vengono sempre
Come fa a parlare, se non ha un indirizzo? Usa 0.0.0.0 come mittente — che vuol dire «non ne ho ancora uno» — e 255.255.255.255 come destinatario, che è il broadcast: arriva a tutti quelli sulla rete locale. Non sapendo chi è il server, lo chiede a chiunque sia in ascolto.
Perché il REQUEST è ancora in broadcast? Sembra inutile, visto che ormai sa chi è il server. È fatto apposta: se nella rete ci fossero più server DHCP, ognuno avrebbe messo da parte un indirizzo per lui. Sentendo il REQUEST, quelli non scelti capiscono che l'offerta è stata rifiutata e si riprendono l'indirizzo invece di tenerlo bloccato.
Cosa arriva oltre all'IP? Da soli non basterebbe. Il server manda anche la maschera di sottorete (per capire chi è «vicino» e chi no), il gateway (la porta verso Internet) e i DNS (chi traduce i nomi dei siti in indirizzi). Senza questi tre, il dispositivo avrebbe un indirizzo e non saprebbe farci niente.
I casi limite
- Gli indirizzi finiscono — la lista è lunga quanto l'hanno fatta: se sono tutti in prestito, al DISCOVER non risponde nessuno. Il dispositivo allora si dà da solo un indirizzo che comincia per 169.254 (si chiama APIPA): riesce a parlare con chi è sullo stesso cavo, ma non va su Internet. È il classico «connesso senza accesso a Internet».
- Il lease scade — il dispositivo non aspetta la scadenza: a metà tempo chiede il rinnovo. Se il server risponde tiene lo stesso indirizzo; se è spento, riprova, e solo alla fine lascia perdere l'indirizzo e ricomincia da DISCOVER.
- Lo stesso dispositivo si riaccende — il server lo riconosce dal MAC e di solito gli ridà lo stesso indirizzo di prima. Per questo il telefono ha quasi sempre lo stesso IP a casa.
- Due server DHCP per sbaglio — succede quando qualcuno attacca un secondo router alla rete della scuola: i dispositivi prendono indirizzi da due liste diverse e mezza rete smette di funzionare. È uno dei guasti più comuni e più difficili da trovare.
- Un indirizzo che deve restare fisso — stampanti e server non possono cambiare indirizzo ogni volta: si riserva loro un indirizzo fuori dalla lista, oppure si dice al DHCP di dare sempre lo stesso a quel MAC.
Le parole
- DHCP
- Dynamic Host Configuration Protocol: il protocollo che assegna gli indirizzi automaticamente.
- Lease
- l'affitto di un indirizzo: quanto tempo resta assegnato prima di tornare libero.
- Pool
- la lista degli indirizzi che il server può prestare. Qui è piccola apposta, per farla finire e vedere cosa succede.
- Broadcast
- un messaggio mandato a tutti quelli della rete locale, non a uno solo. L'indirizzo è 255.255.255.255.
- Indirizzo MAC
- il numero di serie della scheda di rete. È l'unica cosa che il dispositivo ha prima di avere un IP, ed è così che il server lo riconosce.
- Gateway
- il dispositivo a cui mandare tutto quello che non è sulla rete locale: in casa, il router.
- APIPA
- l'indirizzo 169.254.x.x che un dispositivo si dà da solo quando nessun DHCP risponde.
«Connesso senza accesso a Internet» ha una spiegazione
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