Lancio dei dadi
Lancia i dadi migliaia di volte e guarda che forma prende l'istogramma delle somme. Accanto alle frequenze che escono davvero c'è quello che la teoria prevede: più lanci si fanno, più le due si avvicinano — ed è questa, in pratica, la legge dei grandi numeri.
Come funziona
Cos'è
Lanciare un dado una volta non dice niente: esce un numero e basta. Lanciarlo tante volte dice moltissimo, perché i risultati si dispongono secondo una forma che si può prevedere in anticipo. Questo strumento fa i lanci al posto tuo e disegna quella forma mentre si costruisce.
Le barre sono le frequenze osservate: quante volte è uscita ogni somma. La linea è la frequenza attesa, calcolata contando in quanti modi diversi si può ottenere ciascuna somma. Non è una previsione fatta a occhio: è un conto esatto.
Quando si usa
- Per capire la differenza fra probabilità (quello che la teoria dice) e frequenza (quello che succede davvero).
- Per vedere con gli occhi la legge dei grandi numeri: con 10 lanci l'istogramma è irregolare, con 100.000 ricalca la curva teorica quasi perfettamente.
- Nei giochi da tavolo: con due dadi il 7 esce molto più spesso del 2 o del 12, e non è sfortuna — è aritmetica.
- Come primo incontro con la curva a campana: con due dadi non viene una campana ma un triangolo, e la campana compare aggiungendo dadi. È il motivo per cui tante misure in natura hanno quella forma.
Il metodo
Con un dado le sei facce sono tutte uguali: ogni numero ha probabilità 1/6, cioè circa 16,7%. L'istogramma è piatto.
Con due dadi cambia tutto, perché le somme non sono più equiprobabili. Il 2 si ottiene in un modo solo (1+1); il 7 in sei modi (1+6, 2+5, 3+4, 4+3, 5+2, 6+1). Le combinazioni possibili sono 6 × 6 = 36, quindi:
- probabilità del 2: 1/36 ≈ 2,8%;
- probabilità del 7: 6/36 = 1/6 ≈ 16,7%, sei volte tanto.
Lo strumento fa questo conto per qualsiasi numero di dadi e lo disegna come linea sopra le barre. La media attesa è più semplice ancora: un dado dà in media 3,5, quindi n dadi danno 3,5 × n.
Triangolo o campana?
È la domanda che viene guardando il grafico, e la risposta dipende da quanti dadi ci sono.
- Un dado: sei risultati equiprobabili, la previsione è una riga piatta.
- Due dadi: le combinazioni sono 1, 2, 3, 4, 5, 6, 5, 4, 3, 2, 1 su 36. Crescono di uno alla volta e calano di uno alla volta, quindi i fianchi sono due segmenti dritti: è un triangolo, non una campana. Una campana ha i fianchi curvi, e qui non ci sono.
- Tre o quattro dadi: gli angoli si smussano, i fianchi cominciano a incurvarsi.
- Cinque dadi: è una campana in piena regola, con le code sottili ai lati.
Non è una coincidenza: sommando sempre più cose casuali il risultato tende a quella forma, qualunque sia il punto di partenza. Si chiama teorema del limite centrale, ed è il motivo per cui la campana si ritrova dappertutto — nelle altezze delle persone, negli errori di misura, nei voti di una classe numerosa.
I casi limite
- Pochi lanci — con 10 lanci le barre sono a caso e la linea teorica sembra sbagliata. Non lo è: sono i dati a essere troppo pochi. Rilancia e viene tutto diverso.
- Tanti lanci — a 100.000 la differenza fra osservato e atteso scende sotto il mezzo punto percentuale, e non per magia: gli scarti in più e in meno si compensano.
- Le code — le somme estreme (il minimo e il massimo) restano rarissime comunque: con 5 dadi il 5 e il 30 hanno una probabilità su 7776.
- «Adesso deve uscire» — no. I dadi non hanno memoria: dopo dieci volte senza il 7, la probabilità del 7 al lancio dopo è sempre 1/6. È l'errore più comune di tutti, e ha un nome: la fallacia del giocatore.
Le parole
- Frequenza assoluta
- quante volte un risultato è uscito. Un numero intero.
- Frequenza relativa
- quella assoluta divisa per il numero di lanci, spesso scritta in percentuale. È quella che si confronta con la probabilità.
- Probabilità
- casi favorevoli diviso casi possibili, calcolata prima di lanciare. Per il 7 con due dadi: 6 su 36.
- Media (o valore atteso)
- il valore attorno a cui i risultati si distribuiscono. Con un dado è 3,5, che non è nemmeno un risultato possibile — e va benissimo così.
- Legge dei grandi numeri
- più prove si fanno, più la frequenza relativa si avvicina alla probabilità. Non dice quando ci si arriva, dice che ci si arriva.
- Equiprobabile
- quando tutti i risultati hanno la stessa probabilità: le facce di un dado sì, le somme di due dadi no.
Dietro ogni simulazione c'è un modello da capire
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